Il progetto di Giza

ISBN_978-88-907874-0-9
Autore: Loris Bagnara

Abstract:
” Sottoposte ad attenta analisi, le tre piramidi di Giza rivelano un sofisticato disegno che codifica molti chiari segnali: segnali che tradiscono una straordinaria padronanza delle tecniche costruttive e profonde conoscenze geometriche e matematiche, ponendo agli studiosi d’oggi una seria sfida. Qual è lo scopo d’un progetto tanto sofisticato? Sappiamo davvero tutto sull’antica civiltà egizia e sulle sue origini? “

L’e-book è in formato epub, leggibile su tutti i dispositivi; è in vendita su tutte le principali librerie on-line (per i dettagli vedi Loris Bagnara Edizioni).
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La correlazione di Marte

Per molto tempo ho rifuggito la tentazione di associare le tre piramidi di Giza ai tre grandi vulcani che giacciono allineati nella regione del Tharsis, appena più a sud del più grande vulcano del sistema solare, l’Olympus Mons: su Marte, naturalmente.

Marte

Tharsis Montes

In un intervista che rilasciai al mensile di astronomia Coelum – per l’uscita di un mio articolo [1] dedicato ai temi de Il segreto di Giza – dietro diretta sollecitazione del direttore affinchè mi esprimessi in merito alla plausibilità di tale correlazione, dichiarai di no: non la ritenevo plausibile; se somiglianza pur c’era, di somiglianza casuale doveva trattarsi; la correlazione d’Orione [2] restava, per me, l’unica sorgente del progetto di Giza.
La correlazione di Marte, pensavo, era una correlazione impossibile: troppo audace, troppo spericolata, troppo carente di elementi a sostegno e priva di un più ampio quadro di insieme capace di interpretare i fatti.
Eppure, si osservino attentamente le due immagini che seguono: la prima, l’orografia della regione del Tharsis; la seconda, l’orografia della piana di Giza, con il nord verso il basso (ossia, lo stesso orientamento usato nelle elaborazioni che la sovrappongono alla regione celeste del Duat).

Orografia della regione del Tharsis

Orografia della piana di Giza (il nord è in basso)

I Tharsis Montes sono realmente allineati in maniera molto simile alle tre piramidi (fatto già notato da altri e già da parecchio tempo [3]): l’asse dei tre vulcani differisce dall’asse medio dei centri delle piramidi di appena mezzo grado, cosicché la sovrapposizione di Giza sul suolo marziano può avvenire senza troppi adattamenti (a parte la rotazione di 180°, come si è detto).
E’ vero che i tre vulcani sono quasi perfettamente allineati lungo una retta, mentre le tre piramidi no; tuttavia vi sono almeno un paio di altri aspetti a dir poco soprendenti, che solo recentemente ho potuto realizzare, mentre ero al lavoro su Il modello celeste di Giza:  si tratta della corrispondenza fra l’Olympus Mons e il Gebel Qibli, e della somiglianza fra le stesse conformazioni orografiche, che fino a un certo punto sembrano l’una ricalcare l’altra (benché in scala differente).
In entrambe le mappe sopra riportate, le regioni più elevate e accidentate sono alla destra, mentre quelle meno elevate e pianeggianti sono alla sinistra (ciò corrisponde all’alveo alluvionale del Nilo nella mappa di Giza); e si osservi nella figura seguente con quale incredibile naturalezza la curva di livello dei 40 m s.l.m. a Giza si adatti all’orografia del Tharsis, perfino in quella sorta di insenatura che separa il Gebel Qibli dalla seconda piramide e che trova il suo corrispondente nella piana che separa l’Olympus Mons dai Tharsis Montes.

Sovrapposizione dell'orografia di Giza sul Tharsis

Un’altra circostanza, anche questa sorprendente, sta nel rapporto di scala fra le due mappe: se prendiamo come riferimento la distanza approssimativa fra i centri delle caldere di Arsia Mons e di Ascraeus Mons (valutata in circa 1.510 km su Google Mars) e la rapportiamo alla distanza fra i centri di base delle piramidi di Khufu e di Menkaure (936,31 m) si ricava il numero 1.612,7…, molto vicino al numero phi (1,618…) moltiplicato per mille. Inutile insistere oltre sulla precisione di questo rapporto, data la difficoltà di definire univocamente i centri dei vulcani marziani; ma è quantomeno curioso che il numero phi, largamente codificato nelle dimensioni del progetto di Giza [4], sembri ritrovarsi anche in questa nuova (per ora presunta) correlazione di Marte… E che dire dell’ulteriore coincidenza, costituita dal fatto che 1.510 km corrispondono quasi esattamente a 20 milioni di palmi egizi (1 palmo = 7,486 cm circa) con un errore inferiore all’1%? In Il segreto di Giza ho evidenziato parecchie di queste singolari connessioni fra antiche unità di misura e dimensioni astronomiche… [5]

Qualcuno avrà notato che, al momento, resta ancora fuori dalla connessione marziana il più enigmatico dei monumenti di Giza: la Sfinge, di cui non si trova il corrispettivo nel Tharsis. Un punto debole nella correlazione marziana?
Può darsi. Eviterò di accennare alla presunta Sfinge marziana (la celebre ‘faccia’), che le più recenti immagini sembrano aver cancellato senza appello [6], ma sarà utile annotare piuttosto altre sorprendenti curiosità, fra cui il fatto che il nome arabo del Cairo (Al Kahir) – la capitale egizia di cui Giza è oggi un sobborgo – significa ‘il Conquistatore’ e in senso astronomico, guarda caso,  si riferisce proprio al pianeta Marte [7].
E che dire del fatto che la Sfinge dagli antichi egizi fosse esplicitamente associata a Marte, come testimoniano alcuni dei nomi attribuiteli? “Horus il rosso” era un appellativo che designava tanto Marte quanto la Sfinge (che peraltro pare fosse originariamente dipinta proprio di rosso); e i nomi Hor-em-Akhet (“Horus nell‘orizzonte”) e Horakhti (“Horus dell‘orizzonte”) si riferivano pure tanto alla Sfinge quanto al pianeta [8]. Anche questo solo un caso?

Per concludere questa breve digressione sul controverso rapporto di Giza con Marte – su cui già esiste abbondante letteratura [9], e a cui in questo post non intendo certo dare né una formulazione compiuta né tantomeno fornire tesi definitive – mi spingo solo fino al punto di suggerire quello che potrebbe essere il quadro in cui la correlazione di Marte può convivere con la correlazione del Duat e con quella di Orione.
In poche parole, Giza sarebbe stata prescelta come luogo in cui realizzare un progetto che rappresentasse simultaneamente un luogo e un tempo: il luogo è una delle regioni più caratteristiche di Marte, mentre il tempo è l’era precessionale della Bilancia. Questo progetto sarebbe stato messo in atto circa 17.000 anni fa, corretto circa 14.000 anni fa e completato solo nella IV dinastia egizia, meno di 5.000 anni fa: in sostanza, resterebbe valido quel che si è detto in > Appendice 5, con l’unica precisazione che il progetto originario includerebbe anche il riferimento a Marte, oltre che al Duat celeste. Questa straordinaria capacità mostrata dai progettisti di Giza nel saper combinare molteplici riferimenti in un solo disegno è un tratto che ho già ampiamente evidenziato in Il segreto di Giza.

In definitiva la Sfinge (o meglio, l’originaria struttura che poi venne scolpita nella Sfinge) potrebbe essere stata concepita come una sorta di ‘determinativo’ di luogo: un indicatore con la funzione di precisare  che la rappresentazione messa in atto non si riferiva alla Terra, ma al pianeta Marte.

In questo quadro ho accuratamente evitato di toccare un tema: chi avrebbe concepito e realizzato un simile progetto? Una risposta a questa domanda ce l’ha senz’altro David Icke

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Note e riferimenti:

[1] Cfr. Bagnara, [E].

[2]
 Per la correlazione d’Orione cfr. Bauval & Gilbert, Bauval & Hancock, [A]Bauval [B].

[3]
 Per la corrispondenza fra i Tharsis Montes e le piramidi di Giza cfr.: http://www.goroadachi.com/etemenanki/endgame-4-p1.htmhttp://www.satorws.com/anomalie-marte-parte2.htm.

[4]
  Cfr. Bagnara, [B].

[5]
  Cfr. Bagnara, [A]
 Petrie.

[6]
Per la “Faccia di Marte” cfr.
http://en.wikipedia.org/wiki/Cydonia_(region_of_Mars).

[8]
 Cfr Gallo. Per i nomi attribuiti alla Sfinge e il loro significato anche cfr.
http://en.wikipedia.org/wiki/User:Mcdavis941/mars.

[9]
 Per le possibili relazioni fra l’antico Egitto e Marte cfr. Bauval & Hancock, [B].
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INTRODUZIONE

In questo sito espongo una nuova lettura della necropoli di Giza in chiave archeoastronomica. Ciò rappresenta lo sviluppo di ricerche pubblicate nel mio libro Il segreto di Giza (Newton&Compton, 2003), che a loro volta si basavano sul fondamentale lavoro di Robert Bauval.

Qui porto elementi a sostegno dell’idea che i grandi monumenti di Giza (le tre piramidi maggiori e la Sfinge) insieme un rilievo a naturale (il Gebel Qibli) compongono un disegno astronomico che risale a 17.000 anni fa, raffigurazione del quadrante celeste che abbraccia quell’ampio settore dell’eclittica con le costellazioni dei Gemelli, del Toro, di Orione, del Cane Maggiore e del Cane Minore. Vedremo, sorprendentemente, che questa precisa raffigurazione trova riscontro in un’ampia iconografia che attraversa culture e tempi differenti, addirittura fino al paleolitico superiore.

Le tesi qui esposte non hanno l’ambizione di assurgere a teoria, perché  molto lavoro ancora dev’essere fatto, anche sul campo, alla ricerca dei necessari riscontri archeologici (e geofisici, come si vedrà) che, al momento, sono ancora carenti. Il mio auspicio è che gli spunti qui offerti possano indirizzare il lavoro di altri ricercatori, dalla mente libera da pregiudizi, nella lunga e paziente opera di costruzione di un diverso paradigma della storia umana.

Pedes in terra, ad sidera visus